« Noi altri riteniamo più salutare questa marea di scioperi perché essa contribuirà a squilibrare dei falsi equilibri. D’altra parte, sono mobilitazioni rivoluzionarie, di cui oggi il nostro popolo ha più che mai bisogno. La battaglia sociale alla base di scioperi e di collisioni con la reazione parlamentare, può fornirci l’occasione di confronti decisivi. Di fronte ai borghesi timorati che prendono paura del coraggio del popolo, noi plaudiamo all’azione sindacale che rinnova almeno le virtù guerriere ed eroiche della razza. »

Ramiro Ledesma Ramos

venerdì 24 giugno 2016


Ramiro Ledesma Ramos -Alfaraz de Sayago, 23 maggio 1905 – Madrid, 29 ottobre 1936- è stato importante esponente del fascismo spagnolo, fondatore del movimento La conquista del Estado, teorico della Falange spagnola e delle Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista (JONS), influenzato dalle idee del suo maestro José Ortega y Gasset, primo studioso della società di massa. 
Il padre, il maestro elementare Alfaraz de Sayago, senza molte risorse ma padrone di una grande cultura, gli impartì un'educazione molto severa i cui valori fondanti erano l'attenzione all'onore e lo spirito di sacrificio per cause nobili, fino a una morte onorevole.
Sin da bambino mostrò uno spiccato amore per la lettura: nel 1919, a 14 anni, invia articoli di cronaca al quotidiano del capoluogo provinciale. A 16 anni vince un posto di lavoro alle Poste di Madrid e lì si trasferisce alloggiando in una pensione. Ma non è interessato al lavoro di ufficio, studia e, nel tempo libero, si dedica alla scrittura di alcune novelle e di un romanzo autobiografico. In particolare approfondisce, con l’aiuto di Ernesto Gimenez Caballero e di César Arconeda (segretario della Gaceta Literaria, Gazzetta Letteraria, e cugino di Ramiro) la filosofia francese e, soprattutto, quella tedesca, diventando talmente padrone della lingua da leggere e tradurre intere opere pubblicandole in Spagna.
Si interessò a Nietzsche, Bergson, Kierkegaard, Ottogaard, Hegel, Heidegger, Fichte, ecc. e, nei suoi scritti, appare chiaramente la sua adesione al mito del superuomo, libero da ogni obbligo, impegnato a sospingere l'umanità elevandosi fino allo zenit: un uomo padrone di sè che decide della propria vita e della propria morte. Mano a mano che la sua cultura si amplia, procede al rifiuto del positivismo e del razionalismo contemporanei, ma anche del tradizionalismo spagnolo.
Nel 1926 comincia gli studi universitari, iscrivendosi sia alla facoltà di Lettere e filosofia, laureandosi nel 1930, che a quella di Scienze Esatte, che non riuscirà a terminare per via della discesa in politica. A soli vent'anni diverrà una celebrità all'Università di Madrid, considerato una promessa intellettuale ed ammirato da tutti, comincerà a collaborare con la Gaceta Literaria e la prestigiosa Revista de Occidente (Rivista dell’Occidente).
Scopre i movimenti d'avanguardia artistica e culturale e, come nel caso del fascismo italiano (in cui futuristi si associano con i sindacalisti rivoluzionari e gli arditi per spazzare via il vecchio mondo decadente), si getterà nell'agone politico con centinaia di altri intellettuali. 
Fortemente influenzato dalle idee del suo maestro Ortega y Gasset circa la necessità di una permanente separazione tra l'élite intellettuale e la massa, circa il rifiuto della società attuale teorizza la necessità di un ritorno al passato, sulla via del nazionalismo castigliano. Entrambi inoltre concordano nell'affermare che la lotta di classe è uno dei primi nemici dello sviluppo e dell'affermazione della nazione, per raggiungere i quali invece è necessario al contrario dare luogo alla collaborazione di classe.
Ramiro Ledesma Ramos diventa l'eleboratore del sindacalismo nazionale, fornendo gran parte dell'apporto ideologico e dottrinale al fascismo spagnolo e consegnando al movimento anche le parole d’ordine, i simboli ed i rituali. Divenne il massimo esponente spagnolo della Rivoluzione conservatrice, nella quale si ricomprendono tutti quei giovani intellettuali che, al termine della Grande Guerra, assursero in tutta Europa (in particolare in Italia, Germania e Francia) cercando di coniugare il nazionalismo con la necessità di una rivoluzione sociale, fungendo da precursori di fascismo e nazionalsocialismo. 
Nella primavera del 1931 Ledesma abbandona quindi l'impegno scientifico e la promettente carriera universitaria per scendere in politica: con un compatto gruppo di giovani fonda la Conquista dell'Estado, sia in ottica rivoluzionaria che di avversione al marxismo imperversante. Il programma del movimento si compone di 17 punti, presentando chiari e diversi riferimenti agli scritti di Mussolini e viene diffuso a Madrid ed a Barcellona tramite la distribuzione di volantini. Anche il titolo del giornale “La Conquista de l'Estado” riprende l’italiano La Conquista dello Stato, giornale fascista diffuso a Firenze da cui Ledesma trae ispirazione. Proclama la priorità degli interessi della comunità nazionale nei confronti dell'individualismo, l'irredentismo spagnolo, la gerarchizzazione della società in nome della supremazia degli intellettuali e la sindacalizzazione dell'economia.
Ledesma centra tutto sulla propaganda, annunciando con volantini ed altoparlanti l’uscita dei diversi numeri de La Conquista de l'Estado. Il volantinaggio era un fenomeno completamente inedito e rivoluzionario per l'epoca. Il suo stesso aspetto fisico si adeguerà ugualmente all’immagine rivoluzionaria che vuole dare di sè, anche l'aspetto diventa importante: tra l'altro, per farsi notare, egli comincia a girare per Madrid con una rumorosissima motocicletta appositamente ritoccata.
Ledesma è l'inventore dei simboli, degli slogan, dei miti e dei riti del fascismo spagnolo che verranno poi ripresi da Franco: è il primo a comprendere l'importanza fondamentale della propaganda e della formazione di miti nella acquisizione e nel mantenimento del consenso delle masse. Allo stesso modo dei sindacalisti rivoluzionari italiani, crede in una rivoluzione condotta da una ristretta élite altamente preparata che guidi le masse alla rivoluzione. 

« Noi altri riteniamo più salutare questa marea di scioperi perché essa contribuirà a squilibrare dei falsi equilibri. D’altra parte, sono mobilitazioni rivoluzionarie, di cui oggi il nostro popolo ha più che mai bisogno. La battaglia sociale alla base di scioperi e di collisioni con la reazione parlamentare, può fornirci l’occasione di confronti decisivi. Di fronte ai borghesi timorati che prendono paura del coraggio del popolo, noi plaudiamo all’azione sindacale che rinnova almeno le virtù guerriere ed eroiche della razza. »
Ramiro Ledesma Ramos

Per rinvigorire il progetto trasforma il movimento in vero e proprio gruppo politico le Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista (JONS), che si unirono a JCAH di Onésimo Redondo Ortega, fondatore di Libertad, con cui condivideva le aspirazioni imperiali e la totalitarizzazione dello Stato sulle basi di una rivoluzione della società in ottica di creare uno Stato del Lavoro, nelle medesime intenzioni di Benito Mussolini in Italia, mediante l'introduzione del corporativismo, della socializzazione delle imprese e dei mezzi di produzione e del sindacalismo nazionale. 
Il nuovo manifesto politico fu scritto nel dicembre del 1931.
Il 13 febbraio 1934 unisce il proprio movimento con la Falange spagnola di José Antonio Primo de Rivera, figlio dell'ex dittatore Miguel Primo de Rivera, e Valdecasas per la costante mancanza di fondi ma anche per la medesima visione del mondo. Ledesma sottovaluta l'influenza di Rivera, non facendo i conti con la sua forte personalità ed il folto gruppo di sostenitori del padre, che gli permetteranno di prevalere nel triumvirato di conduzione (Rivera, Ledesma e Ruiz de Alda) e di dare una forte prevalenza falangista al movimento, che si schierò definitivamente con le rivoluzioni nazionali europee, assumendo in particolare i tratti del fascismo italiano, pur con la differenza dando sempre più importanza alle radici cattoliche della nazione. 
Lo scontro di personalità culmina il 14 gennaio 1935, con l'uscita di Ledesma dal movimento, che fonda un nuovo giornale La patria libre, dalle cui pagine attacca fortemente Rivera e la Falange, colpevole secondo lui di aver tradito gli ideali della rivoluzione sociale.
Scrive due libri sintesi del suo pensiero Discorso alla gioventù spagnola e Fascismo in Spagna? in cui si dimostra un acuto osservatore del fascismo europeo e anche un buon critico della propria attività politica. Afferma infatti che il fascismo sia frutto della paura dei ceti medi di fronte alla società di massa e alla crisi del dopo guerra. Per uscire da tale crisi auspica una società in cui viga il monopartitismo elitario, l'azione diretta tramite la violenza organizzata, la separazione tra Stato e Chiesa, e in cui gli operai siano fautori della rivoluzione. 
L'ultimo periodico che fonda è "Nuestra Revoluction".
Arrestato casualmente nel 1936 dopo il colpo di stato, non venne riconosciuto subito (dato il suo cambio estetico e il passaggio da un aspetto da tipico intellettuale e uno da combattente). Sottoposto a una lunga detenzione a Madrid (durante la quale gli fu di grande sconforto non aver nulla da leggere, tanto da conservare gelosamente qualsiasi pezzo di giornale gli capitasse tra le mani) durante la quale venne a sapere della morte di Onésimo Redondo Ortega e della prigionia di Rivera. Morì fucilato nel cimitero di Aravaca il 29 ottobre, insieme allo scrittore Ramiro de Maeztu. Si narra che, prelevato per essere fucilato, volle darsi una morte ai suoi occhi più onorevole gettandosi sul fucile della guardia che lo accompagnava.
Lo studio della figura di Ledesma e la ripresa del dibattito ideologico sulla storia della falange si sviluppò negli anni cinquanta ad opera de Circulos doctrinales Josè Antonio, cui presero parte molti giovani intenzionati a rilanciare il fascismo autentico delle origini a loro parere tradito da Francisco Franco.
« Non hanno ucciso un uomo, hanno ucciso un’intelligenza! »
(Ortega y Gasset, maestro di Ramiro Ledesma Ramos)

Le Opere :
Ramiro Ledesma Ramos, Fascismo in Spagna?, Settimo Sigillo, 2000.
Ramiro Ledesma Ramos, Discorso alla gioventù spagnola.
(ES) Ramiro Ledesma Ramos, El Sello de la muerte (Il sigillo della morte), Reus, Madrid, 1924.
(ES) Ramiro Ledesma Ramos, El Quijote y nuestro tiempo (Il Chisciotte e il nostro tempo), 1971.





Il 29 Ottobre 1936, Ramiro Ledesma Ramos, Sindacalista Rivoluzionario, veniva assassinato dai suoi carcerieri.

"Tagliate tutti i ponti con le illusioni internazionaliste, con quelle liberal-borghesi e con il parlamentarismo. Dovreste sapere che, in fondo, queste non sono che le bandiere dei privilegiati, dei grandi proprietari terrieri e dei banchieri, perchè tutta questa gente è internazionale quanto il loro denaro ed i loro commerci. Liberali, perchè la libertà permette loro di edificare come un feudo il loro grande potere contro lo Stato Nazionale del Popolo. Paralamentaristi perchè la macchina elettorale è nelle loro stesse mani: la stampa, la radio, gli incontri e la propaganda".
Da "Scritti politici" di Ramiro Ledesma Ramos (1935-1936), pagina 213.


«Noialtri riteniamo più salutare questa marea di scioperi perché essa contribuirà a squilibrare dei falsi equilibri. D’altra parte, sono mobilitazioni rivoluzionarie, di cui oggi il nostro popolo ha più che mai bisogno. La battaglia sociale alla base di scioperi e di collisioni con la reazione parlamentare, può fornirci l’occasione di confronti decisivi. Di fronte ai borghesi timorati che prendono paura del coraggio del popolo, noi plaudiamo all’azione sindacale che rinnova almeno le virtù guerriere ed eroiche della razza».

Ramiro Ledesma Ramos, citato in Fascismo rojo, Colectivo Karl-Otto Paetel, Valencia, 1998.


Ramiro Ledesma Ramos nasce ad Alfaraz de Sayago (Zamora) il 23 Maggio del 1905, figlio di un maestro di scuola. A 16 anni si trasferisce a Madrid dove lavora come impiegato delle Poste, ricoprendo vari incarichi in diversi uffici periferici fino alla destinazione definitiva a Madrid. La sua origine sociale, classe medio bassa, lo segnerà profondamente per tutta la sua breve vita. Autodidatta, non ebbe mai una famiglia che lo potesse sostenere economicamente agli studi né un aggancio per essere introdotto nel regime politico, della sua gioventù, caratterizzato dalla dittatura primoriverista. Studierà e leggerà intensamente tutto ciò che gli capiterà tra le mani, filosofia francese in special modo. Inizierà ad interessarsi della filosofia tedesca e per poter tradurre direttamente dai testi originali i suoi autori preferiti imparerà il tedesco, da solo. Acquisterà una tale perizia tanto da tradurre in castigliano i vari autori ai quali si interesserà per delle riviste madrilene.

Quest'ultimo aspetto gli farà preferire al fascismo meridionale la sobrietà del nazionalsocialismo, anche se, per la verità, appare molto difficile inquadrarlo in questa corrente ideologica. Tra il 1923 ed il 1925 le sue inquietudini letterarie giovanili lo porteranno a cimentarsi nella scrittura. Di questi anni sono: "Il vuoto", "Il giovane suicida", "Il fallimento di Eva", lavori che non verranno mai pubblicati. Nel 1924 vede la luce il suo primo libro, grazie al finanziamento di uno zio, pubblicato dalla Casa Editrice Reus di Madrid: "Il sigillo della morte". Fu un testo di chiaro riferimento esistenzialista ed irrazionalista, conseguente al suo pensiero ed ai suoi studi (Ramiro legge, in questo periodo, Nietzsche, Bergson, Kierkegaard) che lo porteranno a scontrarsi con tutti i movimenti di pensiero positivistici e razionalistici del suo tempo. Nello stesso anno, scriverà "Il Chisciotte ed il nostro tempo", un omaggio al vecchio maestro di Salamanca, Unamumo. Questo testo rimarrà inedito fino al 1971 quando verrà pubblicato seppur lievemente censurato. Nel 1926 si iscrive alla facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Madrid ed a quella di scienze esatte. Nel 1930 terminerà i suoi studi universitari. Il 1930 ed il 1931 saranno anni di intenso studi, che non interromperà nemmeno per assolvere il servizio militare tra l'Agosto 1930 e l'Ottobre 1931. Collaborerà con Ernesto Giménez Caballero e con César Arconada, segretario, quest'ultimo, della Gazzetta Letteraria. Gli si apriranno, pertanto, le porte della Gazzetta Letteraria e della Rivista d'Occidente, riviste all'avanguardia in campo culturale e filosofico del tempo. Nell'Ateneo di Madrid Ramiro, con i suoi scarsi vent'anni , e gia una figura conosciuta, una promessa intellettuale ammirata da tutti. Ortega y Gassett lo introdurrà, come suo insegnante, nel complesso mondo della filosofia tedesca. Cosi avrà modo di leggere Ottogaard, Hegel, Scheler, Meyerson, Rickert, Hartmann, Heidegger, Fichte, ecc.ecc. La sua passione per la matematica e la sua conoscenza del tedesco gli saranno di grande aiuto nello studio. Tradurrà diversi autori e ne introdurrà in Spagna altri come Einstein, Heidegger, Scheler. Mentre studia e si sommerge nel mondo della filosofia, senza dimenticare la matematica, scopre i movimenti avanguardisti nel campo artistico e letterario. Come in Italia, il futurismo di Marinetti si unì al fascismo per cercare di rovesciare, una volta per tutte, il decadente stato italiano, cosi in Spagna i giovani della Gazzetta Letteraria e della Rivista d'Occidente cercheranno di fare la stessa cosa. In questo modo dall'arte alla politica attiva non gli mancherà che percorrere un passo. Molti dei membri della Gazzetta Letteraria si convertiranno al comunismo, altri al fascismo. Purtroppo la profonda amicizia che li unì attorno all'arte ed alle lettere fu troncata dalla realtà di queste due Spagne che venivano a prefigurarsi ed alle quali si riferiva, tristemente, Machado. L'anno 1931 fu decisivo per la sua vita. Ha appena compiuto 25 anni e decide di dare un giro radicale alle proprie abitudini e stili di vita. Si converte decisamente in un attivista ed in un militante politico. Si è perso un gran intellettuale per l'effimero della politica? Chissà se Ramiro fosse rimasto uno studioso oggi, molto probabilmente, troveremmo il suo nome nelle enciclopedie. "tutto per il tutto", il suo motto giovanile; Mussolini definì, in quegli anni, il fascismo come "la malattia del XX° secolo" e Ramiro, come tanti altri giovani della sua epoca, ne fu contagiato. Riuscirà a teorizzare la teoria del nazionalsindacalismo che diverrà la base ideologica della Falange Spagnola e, almeno, anche se solo di facciata del Franchismo. Con "La Conquista dello Stato", settimanale politico, e poi con la J.O.N.S. cercherà di dar forma politica al suo pensiero filosofico (anni 1932-1933). Si relazionerà con i gruppi non conformisti francesi degli anni '30, i quali influenzeranno il suo pensiero politico. Ci riferiamo, in particolare, al gruppo dell'Ordine Nuovo francese, alla rivista Progetti ed a tutti i gruppi non conformisti francesi che innoveranno il mondo della cultura e della politica. Ramiro Ledesma Ramos può considerarsi come il rappresentante spagnolo di quei gruppi che, secondo una fortunata definizione dei cattedratico svizzero Armin Moehler, verranno chiamati i fautori della "Rivoluzione Conservatrice". Con questo termine si comprederanno tutti quei giovani che, usciti dalla crisi della Prima Guerra Mondiale (in Spagna la crisi della dittatura primoriverista), penseranno a coniugare il nazionalismo con la necessità di una rivoluzione sociale. I più attivi esponenti di quei gruppi, predecessori del nazionalsocialismo e del fascismo, finiranno per dividersi, molti aderiranno al comunismo, molti altri al fascismo. Ramiro era fascista? Evitò sempre l'eccessiva utilizzazione di questa etichetta, che tra l'altro non respingeva, anche se intendeva il fascismo come una concezione innovatrice della società, capace di confrontarsi col marxismo e col sistema democratico liberalborghese. Fu sicuramente il rappresentante più genuino che ebbe la Spagna della "Rivoluzione Conservatrice". Si separò dalla Falange Spagnola della JONS all'inizio del 1935 perché giudicava la sua linea politica eccessivamente reazionaria e non adeguata strategicamente ai compitivi che sognava per la sua Spagna. Negli ultimi due anni di vita scrisse il famoso “Discorso alla gioventù di Spagna” vero e proprio compendio dell’ideologia nazionalsindacalista, poi scrisse “Fascismo in Spagna?” che firmò con lo pseudonimo di Roberto Lanzas, lo stesso che utilizzava quando scriveva per la rivista della JONS. Con “Fascismo in Spagna?” intese ripercorrere ed analizzare tutte le tappe politiche anteriori per dimostrare i motivi veri e propri che impedirono la formazione di un movimento politico di autentico stampo fascista in Spagna. E’ un Ramiro oramai disimpegnato con la realtà Spagnola anche se continua a seguirla politicamente.
Nella solitudine seguente all’abbandono della Falange Spagnola della JONS si preoccupa di pubblicare “La Patria Libera”, un settimanale che ebbe la pretesa di unire tutti i jonsisti che non accettavano la disciplina falangista, però dopo alcuni numeri dovette chiudere per mancanza di fondi. Nell’estate del 1936 decise di lanciarsi di nuovo nell’avventura pubblicitaria e fondò “Nostra Rivoluzione”, che uscì nei primi di luglio 1936. Una settimana prima dell’insurrezione armata contro la Repubblica spagnola. Successivamente venne arrestato ed imprigionato nel carcere centrale di Madrid. Il 29 ottobre dello stesso anno viene ucciso dai miliziani del Fronte Popolare e seppellito in una fossa comune di Aravaca, nella periferia di Madrid.
Il suo maestro Ortega y Gasset, conosciuta la notizia, non poté che esclamare: “Non hanno ucciso un uomo, hanno ucciso un’idea”. Mitificato ma, soprattutto, validamente censurato durante il franchismo (la Chiesa Cattolica pretese che i suoi testi fossero inclusi nell’elenco degli autori proibiti), Ramiro Ledesma Ramos sarà considerato il fondatore del nazionalsindacalismo, nella propaganda del regime, ma nei fatti nessuno cercò di approfondire la sua ideologia. Grazie alla Casa Editrice Tecnos di Madrid, ed all’impegno della famiglia Ramos, nel 1983 furono pubblicati e validamente diffusi tutti gli scritti di Ramiro Ledesma Ramos.